Il 3 marzo 2025 l’editore del Los Angeles Times, Patrick Soon-Shiong, ha scritto ai lettori del quotidiano annunciando la prossima evoluzione della testata, finalizzata a coinvolgere meglio il pubblico.
Le novità sono diverse, e non certo marginali.
Una su tutte è il fatto che per garantire che i lettori possano distinguere facilmente i contenuti basati sulle opinioni dagli articoli di cronaca, i primi sono adesso etichettati come Voices, un bollino che contraddistingue quei testi che sono più orientati nel condividere il parere personale dei giornalisti (e non solo gli editoriali).
La seconda novità è che ciascun contenuto rientrante nella sezione Voices sarà accompagnato da
- un giudizio Viewpoint, che ci dice se l’opinione espressa dal giornalista è di destra, di sinistra o di centro;
- un’area Perspectives, che riassume in un elenco puntato quali sono le idee espresse nel contenuto e i diversi punti di vista sullo stesso argomento.
Entrambi i nuovi elementi (Viewpoint e Perspectives) sono il risultato della lavorazione dell’algoritmo dell’intelligenza artificiale e non prevedono pertanto l’intervento umano.

A margine della propria lettera, l’editore precisa che
Insights analizza i contenuti di Voices per identificare dove le opinioni espresse possono rientrare nello spettro politico. Offre anche un riassunto commentato delle idee espresse nell’articolo insieme a diversi punti di vista sull’argomento da una varietà di fonti.
L’analisi degli approfondimenti non è stata creata dalla redazione del Los Angeles Times e non esprime alcun giudizio sulla qualità di qualsiasi pezzo di giornalismo o sul punto di vista che abbraccia. Insights ha il solo scopo di fornire ai lettori ulteriori prospettive sugli articoli di Voices che offrono un punto di vista.
La sezione Insights sul sito del quotidiano fa il resto per mettere le mani avanti, ricordando ad esempio che l’intelligenza artificiale può essere imperfetta e incompleta.
Intanto, però, il servizio è già operativo (e lo è su matrice Perplexity Sonar).
Una scelta non nuova: la strada maestra è già tracciata?
Fin qui, i fatti che abbiamo avuto modo di toccare con mano qualche ora fa. E, peraltro, verrebbe da domandarsi quanta di questa evoluzione sia dipesa dalle polemiche degli scorsi mesi, con lo stesso editore che è intervenuto in modo diretto sui giornalisti della testata per bloccare l’endorsement a Kamala Harris e chiedere agli editorialisti di presentare, nei pezzi più critici a Donald Trump, delle opinioni alternative.
Ciò che sembra essere abbastanza chiaro è che l’orientamento assunto dal L.A. Times segua quanto da tempo è possibile vedere nell’editoria a stelle e strisce, e non solo.
Su tutti, mi vengono in mente due esempi.
Il primo è Semafor, che su molti dei contenuti pubblicati adotta uno schema di articolo che privilegia la prioritaria esposizione della notizia, seguita dalle opinioni del giornalista e, successivamente, dai punti di vista alternativi e da spunti di approfondimento, condividi dallo stesso redattore.

Il secondo è Axios, che per i suoi articoli ha adottato un modello di esposizione che ricorda da vicino una sequenza di tweet, piuttosto che uno schema tradizionale.

A ben vedere, Insights sembra unire questi due approcci, proponendo un riassunto delle posizioni assunte dal giornalista con un elenco puntato e, successivamente, delle prospettive diverse come abbiamo visto fare in altri prodotti editoriali.
Non mancano naturalmente i punti di divergenza con i modelli di cui sopra. Tuttavia, la sfera di idee da cui gli editori stanno attingendo, sembra essere sempre più ristretta.
Rimane poi da capire quale sarà l’influenza di un simile progetto all’interno delle redazioni. Il giornalista gradirà che l’intelligenza artificiale etichetti le sue opinioni come “di destra” o “di sinistra”?